Inizio – parte V

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Quando si concretizzò la poetica che perseguo da tanti anni? La consapevolezza arrivò piano, alla fine degli anni cinquanta, con la frequentazione dei testi teatrali dei vari Beckett, Dürrenmatt, Ionesco, degli espressionisti tedeschi, e Joyce, de Saussure, Benjamin; la presenza sempre più preponderante dei media, del linguaggio filmico e televisivo, la noiosa seriosità di alcuni autori e lo spiazzante gergo pubblicitario, quel qualcosa che invogliava a mescolare, in un primo momento sebbene diviso, subitaneamente rapportato e manipolato. Ecco scaturire il linguaggio verbo-visivo: poesia tecnologica e poesia visiva. Alla fine di questo percorso l’incontro con alcuni degli intellettuali fiorentini, quelli che sperimentavano (che coincidenza!) i vari linguaggi dei mezzi di comunicazione di massa.

Il clima culturale fiorentino era conformista-provinciale-bottegaio, in più, proprio per non coltivare speranze, sventolato con presunzione e arroganza: molti di questi illusi, poveri di spirito, s’aspettavano il Nobel! Orribile in tutti i sensi. Ma questa palude stigia dava la carica per una reazione, una forte carica atta a sconvolgere, combattiva più che mai, pronta a capovolgere qualsiasi affermazione dei suddetti e dintorni. Ciò avvenne, non senza lacrime, non senza furiosi e pungenti chiacchiericci, non senza spargimento per strada di ex amici, ma avvenne! Dalla palude all’avanguardia: le acque furono mosse.

Firenze 30 marzo 2008

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Inizio – parte IV

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Poiché non tutto riesce alla prima stesura, l’affanno era il disfare non il correggere, l’opera doveva proprio essere cancellata dalla vista e dalla mente, dimenticata a oltranza altrimenti poteva riaffiorare danneggiando la successiva. In tutta questa intensa fattività si accumulava e si stratificava la cosiddetta professionalità cosicché un banale collage si rivelava intriso di significati, di rimandi, di memorie, alla fine sintesi e fonte di forte rimescolamento culturale.

Le insonnie si producevano spesso con il rimuginare del perché ero artista e del perché me lo domandavo: questo mi rimandava all’imprinting costringendomi alla ennesima rivisitazione del contesto familiare, una fissazione dalla quale non uscivo: domando e dico, dico e domando. La fotografia era l’arte d’avanguardia che sperimentava mio padre, ma non solo quella, anche l’elettricità, la chimica, la botanica, la meccanica, i libri dei più spericolati letterati, dei filosofi e insomma tutto ciò che più moderno c’era, era lì, in casa a portata di mano, il movimento dei futuristi compreso (Lacerba, i manifesti, i libri di Marinetti, di Gargiulo, i disegni di Dottori, ecc.). Nella stanza da studio stavano i libri, le fotografie, insomma le cose più nobili, ma nella stanzaccia di tutto: i residui delle bobine, dei trasformatori, dei bulbi e delle talee da innesto, degli alambicchi per uso misterioso, polveri di ammonio, pirite, fogli di mica, fili di rame, alluminio, zolfo, ecc. ecc., non mancava niente: l’immaginazione correva incantata fra la bachelite e il filo elettrico, fra il vascolo e la grande vecchia macchina fotografica ancora sul treppiede con dentro la lastra, il lungo pulsante della posa e il telo nero penzolante. Nella stanzaccia c’era perfino l’altalena ma dovevo aprire la porta-finestra per farci i miei voli; voli che presto compresero i giochi d’arte o ciò che chiamavo divertimenti nonsense…: scandalizzavo gli amici con scarabocchi e frasi di cui andavo orgogliosa.

(continua…)

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IL SOGGETTO IMPREVISTO. 1978, Arte e Femminismo in Italia

a cura di Marco Scotini e Raffaella Perna

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea presenta la mostra Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia, la prima esaustiva indagine dedicata ai rapporti tra arti visive emovimento femminista in Italia. La mostra ricostruisce in modo puntuale un panorama artistico rimasto spesso in ombra nella recente storia dell’arte e quasi assente nel mercato, individuando nel 1978 l’anno catalizzatore di tutte le energie in campo, con opere di oltre 100 artiste italiane e internazionali attive in quegli anni in Italia. La mostra è realizzata in collaborazione con MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e Frittelli Arte Contemporanea e inaugura durante la Milano Art Week, in concomitanza con miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano. Media partner e catalogo: FLASH ART. La mostra è realizzata con il contributo di Dior.

Foto testo

Nel giugno del 1978 alla Biennale di Venezia si tiene la mostra di sole donne Materializzazione del linguaggio, a cura di Mirella Bentivoglio; in occasione della quale circa ottanta artiste – tra cui Tomaso Binga, Lucia Marcucci, Irma Blank, Maria Lai, Giulia Niccolai, Mira Schendel, Anna Oberto, Patrizia Vicinelli, – fanno il loro ingresso alla Biennale rivendicando a gran voce spazio e visibilità in un luogo tradizionalmente difficile da conquistare per le donne. Nell’ambito della stessa edizione della Biennale una mostra antologica rende omaggio a Ketty La Rocca, protagonista della neoavanguardia italiana, venuta a mancare nel 1976 ad appena trentotto anni, oggi presente nelle collezioni del MoMA e del Centre Pompidou. Parallelamente, ai Magazzini del Sale la Biennale dà inoltre spazio al gruppo femminista “Immagine” di Varese e al gruppo “Donne/Immagine/Creatività” di Napoli.

Una importante sezione della mostra Il Soggetto Imprevisto, realizzata in collaborazione con il MART di Trento e Rovereto sarà dunque dedicata alla figura di Mirella Bentivoglio e alla sua Donazione di Poesia Visiva allo stesso MART, comprendente molte delle artiste presenti alla Biennale del 1978.

Se da un lato, dunque, il 1978 è l’anno dell’ingresso massiccio delle donne alla Biennale di Venezia, dall’altro, questa data segna anche la chiusura di alcune esperienze nevralgiche per i rapporti tra arte e femminismo: nel ’78, infatti, si interrompe l’attività della Cooperativa di Via Beato Angelico, primo spazio artistico interamente gestito da donne sorto a Roma nel 1976, alimentato da una figura come Carla Accardi, dopo la rottura del sodalizio con Carla Lonzi. Ma il 1978 è anche l’anno del seminario femminista internazionale Comrade Woman: Women’s Question – A New Approach? di Belgrado e della prima mostra femminista a Wroclaw First International Women’s Art Exhibition in Poland organizzata da Natalia LL, artista molto presente nella scena italiana dell’epoca. Molte infatti sono le artiste internazionali che operano in quegli stessi anni in Italia: sempre nel 1978 Romana Loda, curatrice e gallerista di Brescia, realizza la sua ultima mostra collettiva di donne, intitolata Il volto sinistro dell’arte, dopo avere promosso lungo tutto il decennio alcune mostre decisive, tra cui Coazione a Mostrare e Magma, in cui le artiste italiane vengono presentate insieme alle più significative interpreti del panorama europeo: Martina Abramović, Hanne Darboven, Gina Pane, Valie Export, Rebecca Horn, Natalia LL and molte altre.

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Lucia Marcucci – I segreti del linguaggio (1970)

Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia intende presentare per la prima volta al pubblico internazionale una delle scene più interessanti della ricerca sperimentale degli anni Settanta, ponendo in luce la centralità delle donne nell’arte italiana di quel periodo, assieme agli scambi con il panorama artistico europeo e non solo. La mostra mette dunque in crisi la lettura storico-critica consolidata che relega le artiste in una posizione di marginalità. Le opere scelte, fondate in larga parte sull’esplorazione del linguaggio verbale e del corpo, sono volte a demistificare gli stereotipi di genere e a riflettere sul ruolo della donna nella società e nella cultura. I prestiti provengono da importanti collezioni private, dalle artiste e dai loro archivi e da istituzioni pubbliche e musei, come il già citato MART di Trento e Rovereto, Museo MADRE di Napoli, CAMeC di La Spezia.

La mostra presenta inoltre un’ampia selezione di materiali grafici legati ai movimenti femministi – manifesti, fanzine, copertine di LP, insieme a fotografie e libri fotografici che documentano le lotte per il divorzio, l’aborto, la legge contro la violenza, realizzati da importanti fotografe, tra cui Paola Agosti e Agnese De Donato.

Un ulteriore approfondimento dei temi trattati da Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia è offerto dalla mostra Doing Deculturalization al Museion di Bolzano (dal 13/04 al 3/11/2019). Prendendo le mosse dal pensiero di Carla Lonzi, l’esposizione presenta posizione artistiche sia storiche che attuali.

«Riconosciamo in noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto» (Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, 1974 [2010, p.44]).

giovedì 04 aprile 2019 – domenica 26 maggio 2019 – via Piranesi 10 Milano