Requiem

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Requiem (2014) | acrilico e collage su cartoncino | cm 35×52

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Inizio – parte III

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Gli avvenimenti, dai quali certamente derivava il mio lavorio nella categoria degli artistimatti, si trovavano sparsi negli anni dell’infanzia e della pubertà, più diradati nella successiva età perché filtrati attraverso una razionalità talvolta rigorosa, talvolta consapevole della trasgressione progettata, attuata voluttuosamente e appassionatamente. Ma quali avvenimenti se sono nella maggior parte svaniti dalla memoria? Eppoi chi se ne importa! Chi potrebbe essere interessato alla narrazione di essi? A cosa potrebbe servire elencarli cronologicamente? Domando e dico, dico e domando: questa frase martella spudorata nel cervello come fosse base per la mia formazione intellettiva e operativa. L’arte della retorica sapeva nominare ogni frase: ossimoro, palindromo, litote, sineddoche, metatassi, pleonasmo, ecc. ma non aiutava più di tanto alla realizzazione dell’opera. Le nozioni scolastiche tornavano minacciose a inquinare la successiva cultura scelta autonomamente ma presto, fortunatamente, erano seppellite in un mare di ironia  che però, forse per vendetta, prendeva talmente possesso che lo scrivere diveniva sempre più osteggiato, che dico, proprio aggredito e sbaragliato. La parola balbuziente a fatica emetteva un suono, che suono? Respinta dalla mente e dalla tastiera, la display bianca, vuota: tutto lo scritto non avrebbe potuto replicare pena la cancellazione. Avveniva la reazione: forte, compressa, relativamente ruffiana ma che, tuttavia, riportava alla fattività non poi tanto limitativa, anzi, reduce da astinenza, era ancor più vogliosa di concretizzare. Riprendeva così il lavoro quotidiano che procedeva attraverso prove ed errori, prove ed errori, prove ed errori…

(continua…)

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L’ALTRO SGUARDO Fotografe italiane 1965-2015

L’ALTRO SGUARDO Fotografe italiane 1965-2015

Una selezione di più di centocinquanta fotografie e libri fotografici, provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, per conoscere le più significative fotografe italiane dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

La mostra, a cura di Raffaella Perna, propone una selezione di più di centocinquanta fotografie e libri fotografici provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, concepita e costituita con lo scopo di favorire la conoscenza e la valorizzazione delle più significative interpreti nel panorama fotografico italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

In Italia l’ingresso massiccio di fotografe, fotoreporter e artiste nel circuito culturale risale agli anni Sessanta: in questo momento l’accesso delle donne al sistema dell’arte e del fotogiornalismo – ambiti rimasti a lungo appannaggio quasi esclusivo di presenze maschili – è favorita dai repentini cambiamenti sociali e dalle lotte femministe. Grazie anche alle conquiste di quella generazione oggi fotografe e artiste hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena culturale del nostro Paese e in quella internazionale: il loro lavoro è presente in musei, gallerie, festival, riviste e pubblicazioni specializzate, in Italia e all’estero. Nonostante la decisa inversione di rotta, la storia e il lavoro di molte fotografe è ancora da riscoprire, promuovere e valorizzare: le opere della Collezione Donata Pizzi testimoniano momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio; da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che hanno caratterizzato la fotografia nel nostro Paese. La centralità del corpo e delle sue trasformazioni, la necessità di dare voce a istanze personali e al vissuto quotidiano e familiare, il rapporto tra la memoria privata e quella collettiva sono i temi nevralgici che emergono dalla collezione e legano tra loro immagini appartenenti a vari decenni e generi, dalle foto di reportage a quelle più spiccatamente sperimentali.

Triennale di Milano – 5 ottobre 2016 | 8 gennaio 2017

La ragazza squillo

Lucia Marcucci – La ragazza squillo (1965)

Da un’avanguardia all’altra. Esperienze verbo-visive tra Gruppo 63 e Gruppo 70

Da un’avanguardia all’altra. Esperienze verbo-visive tra Gruppo 63 e Gruppo 70

Opere di Vincenzo Accame, Nanni Balestrini, Lucia Marcucci, Lamberto Pignotti, Antonio Porta, Luigi Tola

Nel giugno del 1966 alla Spezia si tenne la quarta riunione del Gruppo 63, uno dei più importanti movimenti letterari del secondo Novecento italiano. Questo incontro – che per la città fu un vero e proprio evento – è ricordato, esattamente a cinquant’anni di distanza, con il convegno “Il gruppo 63 alla Spezia 1966-2016” e una mostra.
La manifestazione intende dimostrare come il Gruppo continuò a essere attivo e produttivo anche negli incontri successivi alla fondazione palermitana del ’63, procedendo ogni volta a focalizzare nuovi aspetti, problemi e protagonisti.

Comitato scientifico e organizzatore: Renato Barilli, Luca Basile, Marzia Ratti
Coordinamento tecnico-scientifico: Eleonora Acerbi, Giacomo Borrotti, Cinzia Compalati, Cristiana Maucci

22 ottobre 2016 | 19 marzo 2017
CAMeC – piazza Cesare Battisti, 1 – La Spezia

vive-ad-occhi-aperti-1967

Lucia Marcucci – Vive ad occhi aperti (1967)

Versus

VERSUS
La sfida dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno

a cura di Andrea Bruciati, Daniele De Luigi, Serena Goldoni

In mostra fotografie e disegni di 125 artisti che ripercorrono gli ultimi cento anni della storia dell’arte, dal 1915 al 2016: accanto ad opere di molti tra i protagonisti del Novecento, punto di riferimento irrinunciabile per le successive generazioni, provenienti dalle raccolte della Galleria civica e da importanti collezioni pubbliche e private, saranno esposti lavori di artisti emergenti, nati tra il 1979 e il 1990, realizzati espressamente per l’occasione e che entreranno a far parte della collezione del museo.

Il concept della mostra propone una declinazione del tema “agonismo” come analisi dei processi evolutivi dell’opera d’arte nel corso dei decenni. Ogni artista infatti prende le mosse da alcune fonti di ispirazione in direzione di un tentativo di superamento dei modelli che lo hanno preceduto: il progetto espositivo – spiegano i curatori – è imperniato sulla tensione che da qui si genera, anche a distanza, grazie a un confronto privo di competizione fisica diretta, ma non meno intenso e faticoso. L’artista si sottopone dunque a disciplina, sforzo interiore, impegno intellettuale e professionale per affrontare ciò che si materializza come un vero e proprio alter ego.

16 settembre 2016 | 8 gennaio 2017
Galleria civica di Modena – Palazzo Santa Margherita – Modena

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Lucia Marcucci – Waah! (1968)